Giovedì, 07 Luglio 2016 02:00

Dio esiste e vive a Bruxelles

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PRODUZIONE : Lussemburgo - Belgio - Francia
REGIA : Jaco Van Dormael
ATTORI : Pili Groyne - Benoit Poelvoorde - Catherine Deneuve - Francois Damiens - Yolande Moreau
GENERE : Commedia
ANNO : 2015

"Dio è un ometto sadico che ha creato l'umanità solo per avere qualcosa da tormentare. Vive in un piccolo e lurido appartamento a Bruxelles insieme alla moglie e alla piccola figlia Ea che abusa sia verbalmente che fisicamente. Egli controlla e manipola la realtà da un vecchio computer, collocato nel suo studio, nel quale impedisce a tutti tranne che a sé stesso di entrare. Un giorno, per curiosità, Ea entra nell'ufficio scoprendo che, invece di proteggere e tutelare gli uomini, suo padre li maltratta e li uccide per puro piacere. Suo padre, però, la scopre e la picchia a sangue. Stanca delle continue violenze, Ea decide di scappare dalla casa dalla quale non è mai uscita, non prima di aver rivelato via SMS a tutti gli uomini la loro data di morte e di aver manomesso il computer del padre rendendolo inutilizzabile. Scesa nelle strade di Bruxelles, decide di seguire l'esempio del fratello Gesù, scappato di casa molto tempo prima, e scegliere sei apostoli ed uno scriba, che individua in un barbone, per scrivere il Nuovo nuovo testamento per cercare di rendere migliore la razza umana e sottrarla al giogo del padre. Intanto la rivelazione delle date di morte ha creato un grandissimo putiferio nel mondo con tutti gli uomini che decidono di abbandonare i posti di lavoro e di perseguire finalmente le loro passioni. Ea e il suo scriba incominciano così la ricerca degli apostoli che la bambina aveva selezionato a caso nell'archivio presente nello studio del padre."
Fonte: Wikipedia

Jaco Van Dormael è sempre stato un regista interessante , capace di dare una sua impronta sempre in bilico tra surrealismo e pura ed elegante poetica per quanto sia anche molto ricercata. In "Dio esiste e vive a Bruxelles", riesce a trovare il giusto equilibrio tra la favola ( la pellicola è raccontata sempre in terza persona e a tratti ricorda "il Favoloso Mondo di Ameliè") e la visione amare della vita. Amara per colpa di un dio, che ci viene mostrato perfido, frustrato ed annoiato , che si diverte a rendere la vita dell'uomo terribile e malinconica. Un dio che in realtà rappresenta il nostro stato di esseri umani, un dio talmente umano da essere a suo modo disperato e perso. Van Dormael ce lo mostra con il giusto tocco di ironia e spesso si sorride simpaticamente e allo stesso tempo si è profondamente toccati da un velo di sensibilità che sfiora le vette della poesia raggiunte generalmente solo dai film asiatici (vedi Kim Ki Duk). Mi riferisco all'abbraccio di stessi allo specchio, alla scena del parco quando un apostolo chiede ad un uccello come mai stesse in quel parco quando è libero di andare dove vuole e l'uccello gli risponde che gli stava per fare la stessa domanda. Così come la danza della mano sul tavolo che racchiude la dolcezza di una donna fino in quel momento inascoltata. E' davvero tenera la figura della figlia di dio che ,posando l'orecchio sul petto della gente, riesce a capire quale musica portiamo dentro e da li trovare lo spunto per seguire quel che davvero siamo e , una volta capito, conservare in una boccettina le lacrime di commozione per essersi riscoperti perchè la figlia di dio non sa piangere. Sono sfumature e tocchi che ho apprezzato ,che donano alla pellicola quel aurea delicata che armonizza una regia pulita , elegante e posata,  come i primi piani delle mani, dei gesti non visti sui quali il regista si sofferma come virgole di un madrigale. L'equilibrio tra ironia e amarezza fa perno sulla favola surreale che Van Dormeal vuole raccontare. Riuscendoci.

Il Film sembra voler chiedersi ( e me lo chiedo anche io spesso ) perchè abbiamo bisogno di passare da un dramma per capire il valore della vita? Perchè gli uomini , iniziano a darsi ascolto e ad inseguire i propri sogni solo nel momento in cui vengono a conoscenza di quanto tempo gli resta da vivere? Perchè non farlo comunque? Siamo davvero così stupidi da non campirlo? Si.
Il finale , risolto dalla moglie di dio (dea anche lei..?) ci vuole forse dire che non dobbiamo fermarci alle leggi del visibile e dar per scontato che tutto sia così come lo vediamo e che probabilmente ci stia sfuggendo qualcosa di fondamentale sotto la vita che fingiamo di possedere. Un finale che sfocia nel momento più surreale di tutto il film , che rompe gli schemi a favore di una visione leggera , quella leggerezza che non sappiamo più cosa sia perchè costretti nella cecità del nostro essere.

 

IN BREVE

"Dio esiste e vive a Bruxelles" conferma la sensibilità di Jaco Van Dormeal nel porre con sguardo sempre introspettivo domande esistenziali. Un dio terribilmente frustrato che si sfoga sull'umanità per noia rendendo le nostre vite un inferno. Un'immagine ironica bilanciata dalla figura della figlia che ci salva solo quando veniamo a scoprire la data esatta della nostra morte. Un ottima alchimia , ironica, poetica per una favola dal retrogusto agrodolce.

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