Lunedì, 12 Settembre 2016 02:00

Timbuktu

Scritto da 
Vota questo articolo
(0 Voti)

PRODUZIONE : Francia / Mauritania
REGIA : Abderrahmane Sissako
ATTORI : Ibrahim Ahmed , Toulou Kiki , Abel Jafri , Fatoumata Diawara , Hichem Yacoubi
GENERE : Drammatico
ANNO : 2014

"Un pastore di bestiame vive con la sua famiglia in un villaggio nei pressi di Timbuctù (Mali). La tranquillità vissuta tra le dune del deserto viene bruscamente disturbata dall'arrivo di elementi armati jihadisti. Costoro impongono la Sharīʿa. Mettono al bando la musica, il calcio e le sigarette. Procedono quindi a matrimoni forzati, perseguitano le donne e improvvisano loro tribunali che emanano sentenze ingiuste e assurde, basate su una visione settaria dell'Islam. Malgrado la ferocia della loro repressione, la popolazione resiste coraggiosamente, spesso in nome di un'altra e più corretta visione giuridica, sociale e culturale dell'Islam."
Fonte : Wikipedia

Lo sguardo, che ognuno di noi pone sulla realtà, brilla di luce propria. Vediamo ciò che vogliamo vedere, tratteniamo ciò che riesce a bucare il nostro derma per spingersi oltre. Quando vidi TIMBUKTU per la prima volta il mio sguardo fu catturato da quella grande tenda illuminata dalla luna, protetta dalle dune di sabbia, lontana dall’orrore ma, haimè, non abbastanza da non esserne travolta. Ho rivisto il film di Sissako dopo circa un anno, rivivendo le medesime emozioni, accompagnando nuovamente Kidane e la sua famiglia incontro al loro destino. E’ un racconto corale ,questo delicato film del regista mauritano, che abbraccia la storia di più personaggi, in un tempo lento e vasto come il deserto che li circonda. Sulla sabbia rosata, in una armonia di tinte pastello,tra le silenziose note musicali del compositore Amine Bouhafa e una fotografia dal tocco poetico, assistiamo al compiersi dei loro destini. 

La giovane donna che si rifiuta di coprire le sue mani con i guanti e piange di rabbia sul suo tappeto rosso; la lapidazione dei ragazzi insabbiati sino al collo, scena cruda ed essenziale; l’uomo uccello, nel suo tentativo di decollare; la donna che si aggira con il suo gallo; un ragazzo che sfreccia sulla moto avvolto in un manto giallo vivo; gli  occhi iniettati di sangue del “cattivo” pescatore; GPS, che muore lentamente nel fiume, in un primo piano di infinita dolcezza; il ragazzino, che sfida ogni divieto per ascoltare la sua musica rap. E ancora, i ragazzi, nella loro stanza, che cantano e suonano come tutti i ragazzi del mondo, e quegli altri , che sulle loro gambe da gazzella, mimano una partita di calcio con una palla che non c’è, mentre un asino passa indisturbato dinanzi ad una porta ,privata del suo goal. 

Sullo sfondo, la bandiera nera degli jiadisti. 

Ma Sissako va oltre l’orrore, l’assurdo e il paradosso e pennella di poesia quella tenda dove vorremmo che continuasse a vivere il quieto Kidane e la sua famiglia. Tralasciamo, per una volta, ogni lettura critica, politica o antropologica che sia e lasciamo che l’emozione prenda il sopravvento, come difronte a un quadro di cui non conosciamo nè la storia nè l’autore. Si guarda in silenzio questo film ed il mio parlarne è già di troppo.

NOTE :  Cannes 2014. Premio della Giuria Ecumenica

Letto 277 volte

Lascia un commento



Elementi indispensabili per una sana distrazione neurale

 

Archivio

Collaboratori