Venerdì, 17 Novembre 2017 11:19

The Place

Scritto da 
Vota questo articolo
(0 Voti)

PRODUZIONE ITALIA 
REGIA PAOLO GENOVESE
ATTORI 
VALERIO MASTRANDREA, MARCO GIALLINI, ALESSANDRO BORGHI, SILVIO MUCCINO, ALBA ROHRWACHER
GENERE DRAMMATICO
ANNO 2017

La vita è fatta di sogni: ma i sogni nascondono al fondo cinismo e orrore. Questo è l’assunto che regge The Place di Genovese.
Il “posto” del titolo è un bar in cui entrano vari personaggi, ognuno desideroso di risolvere a ogni costo il proprio problema: l’alzheimer del marito, il cancro del figlio, il disinteresse del compagno, l’assene indica za del padre, la mancanza di bellezza ecc. Seduto ad un tavolino, c’è un distinto signore che li ascolta , registra i desiderata e indica con fredda lucidità la via per risolvere i problemi: fare violenza a qualcuno.
La trama del film consiste nella rappresentazione dei modi diversi con cui i personaggi reagiscono a questa proposta: all’iniziale determinazione ad accettare le terribili condizioni, subentra in genere una certa esitazione quando ci si rende conto che realizzare il proprio desiderio porterà danno ad altri.
Lo scioglimento consiste proprio nel fatto che la forza del desiderio conosce infine quella dell’etica: quasi tutti i personaggi accettano di limitare le proprie pulsioni , a volte scoprendo che alla fine le cose vanno comunque a posto.
Sulla base di queste vicende si può ipotizzare che il “posto” del titolo, fuori di metafora, è semplicemente l’abisso presente nel profondo dell’animo umano, l’abisso del ‘godimento’ come lo chiama Lacan, che prima ancora del sorgere di emozioni e valori, ci spinge solo a sopravvivere: se ne sta là fisso, nascosto da parole e riti sociali, attento solo a continuare a vivere senza cedere mai ad affetti e riflessioni.
Il personaggio interpretato ottimamente da Mastandrea, cioè l’uomo che registra i desideri e fa proposte, freddo e gelido, impegnato di tanto in tanto solo a mangiare e bere qualcosa, è appunto la personificazione di questo invisibile padrone delle nostre vite. Che può uscire dal cristallo di cui è prigioniero, solo se e quando riceve dall’Altro non ansiogene richieste di aiuto ma affetto, ovvero(nel personaggio della barista, Sabrina Ferilli) parole e sguardi da condividere.
In conclusione, un film amaro ma necessario per ricordare a tutti quegli infelici ossessionati dalla convinzione che la vita valga solo se realizziamo il nostro (presunto) diritto alla felicità, quale abiezione si nasconde sotto questo eccesso.

Letto 42 volte

Ultimi da Nasuti Bruno

Lascia un commento

Contatore

Archivio

Collaboratori