Venerdì, 25 Agosto 2017 09:48

Deadly Class In evidenza

Scritto da 
Vota questo articolo
(1 Vota)

TITOLO  : Deadly Class
AUTORI : Rick Remender - Wes Craig
GENERE : Urban Thriller
ANNO    : 2014
PAESE   : Stati Uniti
VOLUMI : 5 - In corso

"E' il 1987 e Marcus Lopez Arguello non ha motivo ne voglia di continuare a vivere. Una fatidica sera è avvicinata da una misteriosa ragazza, che lo invita a unirsi alla Scuola King Dominion delle Arti Letali, un brutale liceo clandestino dove le principali famiglie del crimine del mondo istruiscono la prossima generazione di assassini. L'omicidio è un'arte, uccidere un'abilità ed essere pugnalati alle spalle non è una metafora."
Fonte : Panini Comics

Per questa recensione vi riporterò le parole di Antonio Solinas, supervisore dell'edizione italiana. Non avrei trovato parole migliori;  Solinas analizza l'intera opera dal punto puramente sociale arricchendolo con diversi excursus sulla vita dell'autore.

"
Nell'universo fittizio di Deadly Class il tempo passa in maniera discernibile ,al contrario di tanti altri serial fumettistici costantemente sospesi in un eterno presente (a volte da decenni ). E cosi il 1987, annus terribilis del primo volume, lasciò il passo a un 1988 non meno spaventoso e disperato, con atmosfere che non si alleggeriscono ma anzi, se possibile, diventano ancora più fosche. Come in Gioventù reaganiana, lo sceneggiatore Rick Romender e il disegnatore Wes Craig usano la vicenda di Marcus Jopez Arguello e dei suoi compagni della Scuola Kings Dominion delle Arti Letalî per creare una metafora della giovinezza e di tutte le sua fragilità. Le declinazioni sono molte e riguardano amore, fiducia, fragilità, insicurezza e tradimento. Nel mondo di Deadly Class, i pochi momenti di felicità sono sempre controbilanciati dalla mancanza di autostima e dal senso di inadeguatezza che, striscianti, dominano la psicologia praticamente di tutti i personaggi della serie. Accanto ai temi più prettamente "generazionali”. sorprendentemente ma non troppo, gli autori elaborano una profonda riflessione sul senso più profondo dei tribalismi nella nostra società. Ci è presentato un mondo in cui Marcus, con tutte le ambiguità del caso, è l'unico a cercare di districarsi dal giogo imposto dall'appartenenza al branco. Nonostante Remender (attraverso i dubbi del protagonista) capisco la voglio di essere parte del gruppo e il (falso) senso di sicurezza che da ciò deriva, e profondamente contrario alla tribù come modello sociale e, in maniera realmente "punk", ne critica le logiche e i danni verso l'individuo. Da segnalare l'ottimo lavora di Wes Craig alle illustrazioni. Craig qui spicca definitivamente il volo a livello grafico, contribuendo in maniera decisiva ali'idiosincrasia delle atmosfere di quella che, anche grazie alla sinergia degli autori, e una delle serie più riuscite dell'ultimo periodo.

Si dice che i migliori heel [cattivi] del mondo del wrestling siano quelli che riescono a esagerare i tratti della propria personalità reale, trasformandosi in effetti in una sorta di “personaggio portato al 200%'. ln questo senso. l‘operazione lotta da Deadly Class è fondamentalmente lo stessa: la storia sembra autentica perché. all”interno del genere, lavoro sul ’rigonfiamento' di due aspetti che toccano il lettore in maniera particolare. Il primo aspetto che l'autore ha già sviscerato dal primo volume Panini, è l'adolescenza. Sappiamo tutti quali carichi di insicurezze e problemi si portino con sé i teenager, e Deadly Class riesce a fotografarli in maniera impietoso e,attraverso il filtro della disperazione, a volte anche ironica. Si vede che Remender è stato un adolescente complessato, e suscita empatia in maniera rara per l‘entertainment. il secondo aspetto è universale, ma nasce da premesse molto più localizzate: racconta, attraverso l’impianto narrativa della fiction, il mondo del punk rock californiano della fine degli anni 80. Un universo esotico ed esaltante, specie per un adolescente asociale, che poteva trovare negli altri outsider della scena un surrogato della famiglia o della società, in un periodo che viveva la terribile crisi dei valori post sbornia del peace and love hippie. Ma anche un mondo terrificante. Chi ha letto il bel Hepatitis Bathtub and Other Stories (una biografia dei NOFX divertente ma anche per stomaci forti ) ci ritroverò gli stessi ingredienti. Il motore di tutto è la necessita di essere parte di un "branco” da parte di ragazzi problematici, ma questo poi parte a entrare in un mondo dove dominano violenza, bugie, predatori, droghe e, perché no, qualche bella malattia sessuale. In The Hepatitis Bathtub Fat Mike (con cui peraltro Remender ha collaborato su una copertine dei NOFX ) racconta come non lesse inusuale che, nei sabati della fine degli anni 80 nella scena della Bay Area, ogni settimana ci lesse un accoltellamento, per non parlare dei pestaggi. Sembra la versione speculare di Deadly Class, e Marcus, il protagonista, sta disperatamente cercando di uscire da un buco nero. Ora sembra aver trovato una nuova risoluzione. Vedremo se riuscirà anche a sopravvivere.


L'aspetto posto sempre in evidenza, quando si parla di Deadly Class, è quello della brutale onestà da parte di Remender nel mettersi in gioco nel fumetto. E a buon diritto, perché, come hanno fatto notare diversi recensori, ormai parlare di quanto questo autore racconti se stesso sulla pagina è diventato quasi un cliché. A fronte di questo dato, invece, viene spesso trascurata la capacità di world building mostrata in Deadly Class, che passo per gli aspetti più "finti" del fumetto. È qui che si vede la capacità come sceneggiatore di Remender, in grado di rendere 'invisibili‘ i passaggi di costruzione della trama. L'ironia che traspare in alcuni dei momenti meno bui della storia è certamente un elemento narrativo che deve essere inserito nei racconti per spezzare un pessimismo che altrimenti diventerebbe quasi impossibile da sostenere, ma a fronte di questa necessità narrativa e chiaro che l'autore utilizzi il metodo più 'sincero' per raccontare le sfortune di un teenager. Lo stesso vale per i momenti in cui discute di cultura pop: è un approccio che oggigiorno è abbastanza inflazionato, ma il modo in cui Remender lo affronta fa la differenza. Invece di strizzare l‘occhio al lettore con facili riferimenti a personaggi e avvenimenti ben conosciuti, usa invece il citazionismo in maniera "politica'. Uno dei temi principali dell'opera è la lotta all'odio verso l'altro in tutte le sue forme (razzismo, sessismo, classismo), e, nelle pagine che stato per leggere, l‘autore utilizzerò la musica del gruppo The B-52s per mettere alla berlina l’ipocrisia del conformista machismo metallaro. E che dire del citazionismo del fumetto. sempre sottotraccia ma proprio per questo efficacissimo? Non è un segreto che i titoli dei volumi citino sempre canzoni punk (anche Muori per me non lo eccezione, dato che richiama ( Die for Me dei T.S.O.L.) , ma lo sceneggiatore sa essere anche più sottile, inserendo divertissement nascosti che spesso passano inosservati. Non sembra un caso che, nel momento in cui la scuola si divide in mortali fazioni, facciano capolino tra gli alunni i nomi di gruppi del Nuovo Ordine Mondiale e della Squadra dello Spirito ?n originale New World Order e Spirit Squad), che rimandano a famosi stable del wrestling dei decenni scorsi. Solo che questo non e sport entertainment. Qui si muore davvero."

 
Jason Shawn Alexander’s variant

Letto 70 volte

Lascia un commento



Elementi indispensabili per una sana distrazione neurale

 

Archivio

Collaboratori